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01.12.2020 – 00:31

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Comunicato stampa: Passaporto Covid: grosso divario di gender e di formazione

Comunicato stampa: Passaporto Covid: grosso divario di gender e di formazione
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Comunicato stampa

Sondaggio rappresentativo di Comparis sul passaporto immunitario

Passaporto Covid: grosso divario di gender e di formazione

Con la prospettiva di un vaccino contro il coronavirus aumentano anche gli interrogativi: è auspicabile l’introduzione di un passaporto immunitario per dare più libertà? O si dovrebbe discriminare chi è contro test e vaccini? Un sondaggio rappresentativo di comparis.ch mostra che la maggioranza non vuole discriminazioni. Questa opinione è diffusa soprattutto tra le donne e le persone con basso livello d’istruzione. La resistenza vacilla, invece, di fronte all’ipotesi di benefici per chi accetta di sottoporsi a test e vaccini.

Zurigo, 1° dicembre 2020 – A quanto pare, un vaccino contro il coronavirus potrebbe essere disponibile a breve. Sono quindi sempre più quelli che chiedono un passaporto Covid: chi è vaccinato o ha un test negativo dovrebbe ottenere maggiore libertà di movimento.

Il sondaggio rappresentativo condotto a fine novembre dal servizio di confronto online Comparis mostra un grande scetticismo da parte della popolazione svizzera nei confronti di una società così divisa in due classi. Questo scetticismo rispecchia anche l’atteggiamento dei due terzi degli intervistati dall’Università di Ginevra* per un’indagine simile svolta nel cantone ginevrino: nonostante una generale approvazione, si avverte il pericolo di discriminazioni.

Dal sondaggio di Comparis, poi, emergono forti differenze tra l’atteggiamento verso le restrizioni per chi non è vaccinato o non ha un test negativo e quello verso eventuali vantaggi per persone vaccinate o con test negativo.

Tre quarti degli intervistati contro una discriminazione negativa

Il 77,7% degli intervistati si dichiara contrario a forme di discriminazione da parte di aziende private come ad esempio le limitazioni all’accesso a infrastrutture, prodotti o servizi per chi non è vaccinato non ha un test Covid negativo. Su questo aspetto non si notano particolari differenze tra regioni linguistiche o fasce di età.

Per il 70,8% non si dovrebbe dare alle aziende la possibilità di impedire a chi non è vaccinato o non ha un test negativo di usufruire dei loro servizi. Il 75,8%, inoltre, non vuole che lo Stato abbia il diritto di escludere soggetti non vaccinati dallo svolgimento di determinate attività.

«Questa grande solidarietà è una costante nei sondaggi. Anche nella crisi attuale, una netta maggioranza degli intervistati non tollera discriminazioni», commenta Felix Schneuwly, l’esperto Comparis in materia di casse malati, aggiungendo che i vaccini proteggono non solo i vaccinati, ma anche gli altri. «Vaccinarsi è quindi un atto di solidarietà che andrebbe premiato», aggiunge.

Meno dei due terzi è contrario a benefici

Comparis ha anche chiesto se chi si vaccina o ha un test negativo dovrebbe ricevere un trattamento di favore; su questo punto la resistenza vacilla. Solo il 59,2% non vuole che le aziende concedano benefici ai clienti vaccinati o con test negativo, come ad esempio sconti o l’esonero dall’obbligo di indossare la mascherina.

«In ogni caso, non è possibile offrire benefici ai clienti vaccinati contro il Covid o che hanno un test recente con risultato negativo senza penalizzare indirettamente chi non è vaccinato o non ha fatto il test. Se dunque i benefici riscontrano maggior consenso rispetto alle penalizzazioni è semplicemente un fatto di espressione politicamente corretta», spiega Schneuwly. A suo avviso, una forma di discriminazione eticamente più corretta sarebbe ad esempio attuare nell’ambito dei grandi eventi misure di protezione per chi non ha un passaporto immunitario.

Premi o benefici: gli uomini favorevoli sono il doppio delle donne

In tutte le domande del sondaggio, la percentuale di uomini favorevoli a una società divisa in due classi è nettamente superiore a quella riscontrata fra le donne. Il divario è massimo quando si parla di benefici e premi: se tra gli intervistati uomini il 40% vuole benefici per chi è vaccinato o ha un test negativo, la percentuale delle donne favorevoli a questo tipo di misure è la metà (20,7%).

«Questa enorme differenza tra i sessi dovrebbe far preoccupare tutti quelli che pensano che abbiamo più o meno superato le discriminazioni di genere», spiega Schneuwly. In questo risultato del sondaggio, però, trovano conferma anche alcuni studi che mostrano come per gli uomini sia importante la motivazione estrinseca, mentre per le donne quella intrinseca.

Molti più sostenitori di una società a due classi tra chi ha una formazione superiore

Oltre al divario di gender, in tutte le domande se ne evidenzia uno in termini di formazione: sia per quanto riguarda le restrizioni da parte dello Stato o delle aziende private che per quanto riguarda i premi o i benefici, la percentuale degli intervistati favorevoli è nettamente più alta tra i soggetti che hanno una formazione superiore (liceo, scuola universitaria professionale, università) rispetto a quella che si registra nei ceti meno istruiti.

Un quadro problematico secondo l’esperto Comparis: «Questa differenza preoccupa di più rispetto a quella legata al sesso, perché i meno privilegiati hanno un maggiore bisogno della solidarietà altrui. L’obiettivo di un passaporto Covid dovrebbe essere quello di evitare un nuovo blocco su larga scala della vita pubblica. «Le crisi in generale e i lockdown in particolare, infatti, aumentano le disuguaglianze sociali»: questo il monito di Schneuwly.

Metodologia

Il sondaggio rappresentativo è stato condotto a fine novembre 2020 dall’istituto di ricerche di mercato Innofact, su incarico di comparis.ch, e ha coinvolto 1’044 persone in tutte le regioni della Svizzera.

Maggiori informazioni:
Felix Schneuwly
Esperto di casse malati
Telefono: +41 79 600 19 12
E-Mail: media@comparis.ch
comparis.ch


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