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19.02.2020 – 09:04

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La flessibilizzazione dell'età di pensionamento non è il rimedio a tutti i mali

La flessibilizzazione dell'età di pensionamento non è il rimedio a tutti i mali
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Comunicato stampa del 19 febbraio 2020

Dipartimento Salute della ZHAW

La flessibilizzazione dell'età di pensionamento non è il rimedio a tutti i mali

Secondo uno studio dell'Università di Scienze applicate Zurigo (ZHAW), la flessibilizzazione dell'età di pensionamento non porta necessariamente le persone a lavorare più a lungo. Per far sì che i lavoratori più anziani restino più a lungo sul mercato del lavoro sarebbero necessari incentivi come condizioni di lavoro attrattive.

In un contesto di crescente tensione finanziaria intorno alla previdenza per la vecchiaia, la flessibilizzazione dell'età di pensionamento ha assunto particolare rilevanza nel dibattito politico. Si tratta di un elemento importante della riforma AVS 21, che è attualmente in fase di discussione preliminare presso la Commissione della sicurezza sociale e della sanità. Ora, uno studio della ZHAW mostra che un'età di pensionamento più flessibile non produce sempre gli effetti auspicati. "Non si ottiene necessariamente un prolungamento della vita lavorativa", afferma Isabel Baumann, direttrice dello studio effettuato presso la ZHAW. Per lo studio quest'ultima, insieme al coautore Ignacio Madero-Cabib dell'Università Cattolica del Cile, servendosi di sondaggi, ha esaminato come si sono svolti i passaggi al pensionamento in quattro Paesi con riscossione della rendita flessibile. Ecco che cosa è risultato: globalmente si individuano passaggi al pensionamento più frequenti prima dei 65 anni (43 per cento) e intorno ai 65 anni (23 per cento). Quindi, sulle 2500 persone intervistate, quasi due terzi sono andate in pensione tra l'inizio e la metà della loro sesta decade di età.

Minori prestazioni, pensioni più tardive

Lo studio della ZHAW finanziato dal Fondo nazionale svizzero (FNS) ha evidenziato anche differenze tra i Paesi esaminati (Cile, Stati Uniti, Danimarca e Svezia) a seconda delle caratteristiche specifiche dei rispettivi sistemi previdenziali. In Paesi come gli Stati Uniti e il Cile, dall'orientamento liberale, con prestazioni di rendita relativamente basse, la riscossione della rendita avviene tendenzialmente più tardi rispetto agli Stati scandinavi, dove vengono fornite prestazioni ampie e generose. Quindi, i Paesi che hanno regimi di sicurezza sociale con prestazioni basse in generale sembrano istituire maggiori incentivi a favore del prolungamento della vita lavorativa.

Un'eccezione è costituita dalle persone con problemi di salute. Negli Stati liberali infatti queste ricorrono più di frequente al pensionamento anticipato rispetto a lavoratori più anziani in buona salute. Questa differenza di comportamento relativamente all'età di pensionamento fra le persone con e senza problemi di salute è stata osservata solo negli Stati Uniti e in Cile, nessuna differenza è stata invece riscontrata in Danimarca e in Svezia.

Permanenza sul mercato del lavoro grazie a condizioni di lavoro attrattive

I sistemi di pensionamento flessibili pertanto hanno effetti differenti a seconda delle caratteristiche concrete del sistema di previdenza sociale in questione. Ad ogni modo, i sistemi pensionistici flessibili non portano automaticamente a un prolungamento della vita lavorativa. "Bisognerà tenerlo presente quando, nell'ambito dell'attuale progetto di riforma, si discuterà circa l'introduzione dell'età di pensionamento flessibile. Se si desidera promuovere la permanenza sul mercato del lavoro, sono necessari altri approcci. Una possibilità potrebbe essere quella di offrire condizioni di lavoro più attrattive ai lavoratori più anziani", afferma la ricercatrice della ZHAW. "Occorre conservare la riduzione della povertà nella terza età ottenuta con l'AVS ed evitare una precarizzazione economica dei pensionati simile a quella che si osserva negli Stati Uniti", spiega Baumann. Così, anche in Stati sociali liberali in cui le persone anziane, in parte a causa di prestazioni previdenziali precarie, tendenzialmente lavorano più a lungo, il pensionamento anticipato è stato di gran lunga il modello di passaggio al pensionamento più diffuso fra i gruppi di popolazione esaminati (coorti). La coorte esaminata ha attualmente un'età di circa 75 anni. Per esaminare come evolve il comportamento di coorti più giovani (ad esempio quelle che sono al momento in fase di pensionamento) relativamente alle loro date effettive di pensionamento è necessario effettuare un'analisi più approfondita.

Contatto

Isabel Baumann, istituto di Scienze della Salute, dipartimento Salute della ZHAW, tel. 058 934 43 95, e-mail: isabel.baumann@zhaw.ch

José Santos, responsabile della comunicazione al dipartimento Salute della ZHAW, tel. 058 934 63 84, e-mail: jose.santos@zhaw.ch

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