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19.11.2020 – 14:21

UNICEF Schweiz und Liechtenstein

La pandemia di coronavirus minaccia l'infanzia

La pandemia di coronavirus minaccia l'infanzia
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L’UNICEF mette in guardia sulle notevoli e crescenti conseguenze negative della pandemia di coronavirus sui bambini.La crisi, infatti, ha ripercussioni sull’istruzione, la salute, l’alimentazione e il benessere.

Nel rapporto «Averting a Lost COVID Generation», l’UNICEF illustra le gravi conseguenze per l’infanzia della pandemia di coronavirus. Se i sintomi della malattia nei bambini sembrano essere lievi, i contagi sono in aumento e le ripercussioni a lungo termine della crisi sull’istruzione, l’alimentazione e il benessere rischiano di segnare la vita di un’intera generazione.

«È convinzione comune che il Covid-19 non colpisca praticamente i bambini. Niente di più sbagliato», ha dichiarato Henrietta Fore, Direttrice generale dell’UNICEF. «Possono ammalarsi e trasmettere il virus, ma questa è solo la punta dell’iceberg. L’interruzione di servizi chiave e l’aumento del tasso di povertà sono le principali minacce. Più durerà la crisi, maggiori saranno le ripercussioni sull’istruzione, la salute, l’alimentazione e il benessere dei più piccoli. È in gioco il futuro di un’intera generazione.»

L’analisi dei dati di 87 paesi rivela che a inizio novembre una persona contagiata su nove era minore di vent’anni, il che corrisponde all’11 per cento dei 25,7 milioni di contagi da Covid-19 registrati in quel momento. Per capire meglio le ripercussioni del coronavirus sui bambini particolarmente vulnerabili e per pianificare misure sono necessari altri dati disaggregati per età sulle infezioni, sui decessi e sui test.

Secondo il rapporto, i bambini possono sì trasmettere il virus ai propri coetanei o ad altre fasce d’età, ma è ampiamente dimostrato che, rispettando le basilari misure di protezione, i vantaggi di tenere aperte le scuole superano di gran lunga i costi di una chiusura, poiché l’ambiente scolastico non è tra i principali luoghi di diffusione del virus e le probabilità di contagio sono maggiori altrove.

L’interruzione di servizi sanitari e sociali è la principale minaccia per l’infanzia. Sulla base di dati di 140 paesi, il rapporto rileva che:

- circa un terzo dei paesi registra una diminuzione del numero di bambini raggiunti da misure mediche come vaccinazioni di routine, cure ambulatoriali per malattie infettive, e assistenza pre e post parto. Il motivo principale è la paura del contagio;
- in 135 paesi si assiste a un calo del 40 per cento dei bambini e delle donne che usufruiscono di aiuti e consulenza alimentari. A fine ottobre, 265 milioni di allievi continuavano a non poter beneficiare dei pasti a scuola. Oltre 250 milioni di minori di cinque anni non ricevono le pastiglie di vitamina A, fondamentali per proteggere il sistema immunitario;
- 65 paesi rilevano un calo rispetto all’anno precedente delle visite domiciliari da parte di operatori sociali. 

Dal rapporto emergono anche altri dati allarmanti:

- a novembre 2020, 572 milioni di alunni sono colpiti dalla chiusura delle scuole, ossia il 33 per cento degli scolari nel mondo;
- l’interruzione di servizi fondamentali e l’aumento della malnutrizione potrebbero causare nell’arco di dodici mesi altri due milioni di decessi infantili e 200 000 nati morti; 
- nel 2020, si stima un aumento di sei-sette milioni di minori di cinque anni colpiti da deperimento o denutrizione acuta, un incremento pari al 14 per cento che potrebbe tradursi in 10 000 decessi supplementari al mese soprattutto nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale;
- globalmente, si stima che il numero di bambini colpiti da povertà multidimensionale – senza accesso a istruzione, assistenza sanitaria, cibo, acqua potabile e impianti sanitari – sia aumentato di 150 milioni. 

Per porre fine alla crisi, l’UNICEF si appella ai governi e ai partner affinché:

- consentano a tutti i bambini di ricevere un’istruzione e colmino il divario digitale;
- garantiscano l’accesso a cibo e assistenza sanitaria, e rendano i vaccini alla portata di ogni bambino;
- sostengano e proteggano la salute psichica di bambini e adolescenti, e combattano abusi, violenza di genere e trascuratezza;
- migliorino l’accesso all’acqua potabile, agli impianti sanitari e all’igiene, e affrontino i problemi legati ai danni ambientali e ai cambiamenti climatici;
- arrestino l’avanzamento della povertà infantile. La ripresa economica e sociale dopo la crisi deve avvenire in modo inclusivo e non tralasciare alcun bambino;
- rafforzino la protezione e il sostegno a bambini e famiglie che vivono in paesi in conflitto o in regioni di crisi, o costretti a fuggire. 

«In occasione della Giornata per i diritti dell’infanzia, chiediamo che i bambini siano ascoltati e le loro necessità poste in primo piano», ha ribadito Henrietta Fore. «Mentre prepariamo il futuro e guardiamo a un mondo post-pandemia, l’infanzia deve essere la nostra priorità.»

Contatto:Jürg Keim, portavoce UNICEF Svizzera e Liechtenstein, +41 44 317 22 41, j.keim@unicef.ch

Il rapporto completo in inglese e le foto possono essere scaricati qui.

I dati dell’UNICEF sull’interruzione dei servizi per l’infanzia a causa del Covid-19 in 148 paesi sono disponibili qui.

L’UNICEF Svizzera e Liechtenstein è uno dei 33 Comitati nazionali incaricati di condurre campagne di informazione sull’operato dell’UNICEF, di raccogliere donazioni per i suoi programmi e di attuare i diritti dell’infanzia.

Il Comitato per l’UNICEF Svizzera e Liechtenstein è stato fondato nel 1959 – allora con il nome di Comitato svizzero per l’UNICEF. Come gli altri Comitati nazionali, in totale 33, ha il compito di informare il pubblico sull’operato dell’UNICEF, di raccogliere donazioni per i suoi programmi nel mondo e di promuovere il rispetto e l’attuazione dei diritti dell’infanzia in Svizzera.

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