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Schweizerischer Nationalfonds / Fonds national suisse

Come le sanzioni imposte da paesi terzi potrebbero evitare la guerra

Bern (ots)

La minaccia di sanzioni in caso di invasione avrebbe forse potuto evitare la guerra in Ucraina. È l'ipotesi di un modello informatico sviluppato da ricercatrici e ricercatori in scienze economiche e politiche.

L'Europa e gli Stati Uniti avrebbero potuto prevenire la guerra in Ucraina, se avessero lanciato con maggiore anticipo la minaccia di sanzioni economiche contro la Russia? Probabilmente non sarà mai possibile dare una risposta definitiva a questa domanda. Tuttavia, le scienze economiche permettono di valutare la probabilità con cui tale ipotesi avrebbe potuto verificarsi.

Grazie al sostegno del Fondo nazionale svizzero (FNS), Mathias Thoenig - ricercatore presso l'Università di Losanna - ha stimato la probabilità con cui sarebbe scoppiato un conflitto in febbraio 2022 se, come misure di ritorsione, si fossero annunciate delle sanzioni già nel 2021, quando le truppe russe cominciavano ad ammassarsi ai confini con l'Ucraina. In altre parole, se si avesse annunciato al Cremlino che, in caso di invasione, tali sanzioni sarebbero state applicate con ogni probabilità.

Lo studio, condotto in collaborazione con Thierry Mayer e Isabelle Méjean dell'istituto Sciences Po di Parigi, suggerisce che un annuncio di questo tipo, con sanzioni analoghe a quelle adottate poi, dopo l'invasione, vale a dire la limitazione di accesso ai servizi finanziari internazionali, il divieto di esportare tecnologie sensibili oppure le sanzioni rivolte a talune istituzioni legate al Cremlino, avrebbero potuto modificare i calcoli strategici del potere russo.

Un laboratorio virtuale della geopolitica

L'analisi (*), diffusa dal Centre for Economic Policy Research (CEPR), verte su simulazioni informatiche di scenari geopolitici. Le ricercatrici e i ricercatori hanno svolto un'"esperienza controfattuale", per usare la terminologia impiegata da Mathias Thoenig, avvalendosi di un modello informatico. Si tratta di costruire un mondo virtuale che serva da termine di paragone con il mondo reale.

"Nell'ambito delle scienze economiche o delle relazioni internazionali, non è sempre possibile condurre esperimenti controllati, come avviene invece quando si lavora in laboratorio, e non si può neppure creare un gruppo di trattamento o un gruppo di controllo", spiega il ricercatore. "La soluzione è quella di simulare un mondo alternativo".

Il modello mette a confronto il reale andamento degli eventi con uno scenario ipotetico, in cui le sanzioni occidentali sarebbero state annunciate già nel 2021, come misura deterrente, da applicare qualora la Russia avesse deciso di entrare in guerra. L'obiettivo è di valutare se questa minaccia avrebbe potuto modificare i calcoli strategici della Russia.

Per effettuare queste simulazioni, il modello si basa su due tipi di dati. Da un lato, si avvale di informazioni storiche sui conflitti internazionali del XX secolo; dall'altro, integra dati altamente dettagliati sulle catene del valore globali, vale a dire le reti di produzione e di scambio che collegano le economie attraverso il Pianeta.

Tali dati consentono di stimare le reazioni delle imprese, dei consumatori e dei governi di fronte alla prospettiva di gravi interruzioni commerciali causate dal conflitto e dalle sanzioni. Le ricercatrici e i ricercatori calcolano allora in che modo tali reazioni avrebbero potuto influenzare la decisione politica di ricorrere, oppure no, alla forza.

L'approccio verte su una vecchia idea che contraddistingue, da ormai diversi secoli, le teorie in materia di diplomazia e relazioni internazionali: il cosiddetto "commercio dolce". Sancito da Montesquieu nel 1748, nella sua opera Lo Spirito delle Leggi, tale principio sostiene che l'esistenza di relazioni commerciali tra Paesi permette di ridurre il rischio di conflitti, in considerazione dell'incremento di costi a cui bisognerebbe fare fronte.

"L'effetto naturale del commercio è insomma quello di condurre a una situazione di pace. Due nazioni che intrattengono rapporti commerciali diventano reciprocamente dipendenti", scriveva il filosofo. Questa idea ha fortemente ispirato l'architettura del commercio internazionale dopo la Seconda Guerra mondiale.

Interrompere le relazioni commerciali - un'arma a doppio taglio

Le sanzioni economiche si prefiggono esattamente questo scopo: aumentare il costo della guerra, sfruttando l'integrazione del commercio mondiale, ad esempio privando alla Russia l'accesso ai sistemi di pagamento internazionali, riducendone le capacità di esportazione oppure vietando l'importazione di beni e di servizi essenziali al buon funzionamento della sua industria.

Le simulazioni mettono in luce un momento chiave nelle tensioni geopolitiche tra Russia e Ucraina: l'annessione della Crimea nel 2014. A partire da quella data, l'Ucraina ha cominciato a diminuire la propria dipendenza commerciale dalla Russia, riorientando la propria economia verso l'Europa. Lo scopo di tale strategia era quello di riuscire a togliere a Mosca gli strumenti per fare pressione su Kiev. Da questo punto di vista, la strategia ha avuto successo.

Tuttavia, questo disaccoppiamento ha prodotto un effetto paradossale. Con l'indebolimento dei legami economici tra i due Paesi, sono diminuite altresì le potenziali perdite che avrebbe dovuto subire la Russia entrando in guerra contro l'Ucraina. Dall'inizio degli anni 2020, i costi del conflitto erano per Mosca relativamente contenuti.

È esattamente per aumentare tali costi ed evitare l'escalation militare che gli europei e gli americani avrebbero potuto utilizzare una minaccia credibile, ovvero quella di far scattare severe sanzioni in caso di aggressione.

Al di là del caso ucraino, tali risultati mettono in evidenza, su più larga scala, un'evoluzione dell'economia mondiale. Da qualche anno, le grandi potenze moltiplicano le strategie di disaccoppiamento economico: rilocalizzazione industriale, restrizioni commerciali, frammentazione delle catene di approvvigionamento.

Secondo Mathias Thoenig, tale tendenza potrebbe avere conseguenze geopolitiche impreviste. Riducendosi l'interdipendenza economica tra Paesi, si indebolisce potenzialmente anche uno dei meccanismi che, storicamente, hanno contribuito a contenere i conflitti. In altre parole, "quanto più si separano le economie, tanto più diminuiscono i costi economici della guerra. Mentre i rischi di un confronto potrebbero, dal canto loro, aumentare".

(*) T. Mayer et al.: Can sanctions deter wars? The Russia-Ukraine case. Centre for Economic Policy Research (2026)

Il testo di questa notizia e ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web del Fondo nazionale svizzero.

Contatto:

Mathias Thoenig
Università di Losanna
Facoltà di Alti Studi Commerciali (HEC)
N. telefono: +41 21 692 33 93
E-mail: mathias.thoenig@unil.ch

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