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Schweizerischer Nationalfonds / Fonds national suisse

Quando la scienza imprime il futuro

Bern (ots)

L'impresa vodese BOBST sviluppa tecnologie di punta destinate alla stampa e alla trasformazione di imballaggi ed etichette. Il suo fertile dinamismo, che unisce ricerca e industria, poggia sull'ecosistema accademico svizzero.

Nella fabbrica di Mex, nei pressi di Losanna, si respira aria di grande precisione. All'interno dei capannoni, permeati di luce, la quotidianità è fatta di telai d'acciaio, cavi e regolazioni millimetriche. Tuttavia, dietro le quinte, al di là del rumore prodotto dalle macchine da stampa, si svolge un'altra scena: quella della ricerca scientifica che, con discrezione, motiva le scelte operate sul piano tecnico. Fondata a Losanna nel 1890, l'azienda BOBST è una delle imprese leader su scala mondiale nel settore delle tecnologie di trasformazione e stampa per imballaggi. Il gruppo, che conta nel mondo oltre 6400 collaboratori - di cui circa 1800 a Mex, ha realizzato nel 2024 un fatturato di 1,891 miliardi di franchi. La chiave del successo raggiunto risiede in parte nei legami intessuti con la ricerca svizzera.

"In azienda non facciamo ricerca di base, nel senso accademico del termine", puntualizza Léonard Badet, Chief Technology Officer (CTO). "Le ricerche e gli ambiti di studio delle scuole universitarie ci offrono però un ampio bagaglio di competenze, ma anche di metodologie, come pure l'accesso a infrastrutture di cui, da noi in sede, non potremmo mai disporre in modo così esaustivo".

L'impatto tangibile degli stagisti universitari

Ogni anno, BOBST accoglie numerosi stagisti - studentesse e studenti che arrivano principalmente dal Politecnico federale di Losanna (EPFL) e dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera occidentale (HES-SO). "Nell'arco di due anni e mezzo, tre stagisti hanno lavorato direttamente con me", racconta l'ingegnere informatico Dorian Ros. "Le studentesse e gli studenti non vengono da noi per analizzare casi di studio, ma per soddisfare esigenze reali", aggiunge. L'ingegnere spiega che, insieme agli studenti, parte da un problema e punta a una soluzione concreta. Quando si riesce nell'impresa l'impatto è immediato. Tale collaborazione rientra in un quadro ben strutturato, in cui la supervisione accademica è unita a chiari obiettivi industriali.

Nel mondo dell'imballaggio, basta qualche micrometro per bloccare la produzione. Sulle linee di stampa e trasformazione, sono collocate apposite telecamere che ispezionano continuamente ogni scatola, al fine di individuare anche la minima anomalia. Dietro questo gesto meccanico, c'è anche l'intelligenza artificiale che contribuisce a mantenere il delicato equilibro tra ritmo e precisione. "Qui qualsiasi ottimizzazione conta", osserva Ros. "Quello che si rileva in eccesso viene eliminato come scarto, quello che non viene rilevato invece rallenta la produzione, perché l'unità di trasformazione - che converte i materiali in imballaggi - rischia di incorrere in resi e penali da parte dei clienti. Grazie al lavoro portato avanti con i nostri partner accademici abbiamo guadagnato in precisione".

Con il mondo accademico la chimica funziona

In riferimento agli inchiostri impiegati per la stampa digitale, il dialogo scientifico riveste un ruolo altrettanto cruciale. "Qui in azienda siamo un piccolo gruppo di chimici", puntualizza Marion Barnes, Ink Development Manager. Quando occorre effettuare analisi molto approfondite, utilizzando degli strumenti, la squadra di lavoro si rivolge puntualmente all'EPFL. Le attrezzature necessarie sono infatti molto costose e specifiche. Per l'azienda un acquisto non sarebbe sensato.

Con l'istituto iPrint della Scuola universitaria professionale di Ingegneria e Architettura di Friburgo, lo scambio ha assunto una dimensione supplementare. La Barnes spiega: "Ci offrono una base scientifica solida in materia di estrusione dei fluidi e di reologia. Tale bagaglio di competenze permette di determinare le condizioni in cui l'inchiostro attraversa la testina di stampa e forma una goccia all'uscita degli ugelli che resta perfettamente intatta fino a raggiungere la carta o il cartone".

Si tratta di studi che si collocano a cavallo tra la ricerca scientifica di base e la scienza applicata, se non si potesse avere accesso agli strumenti di altissimo livello messi a disposizione dalle scuole universitarie non sarebbe possibile fare alcun passo avanti. L'istituto iPrint svolge anch'esso un ruolo prezioso, poiché funge da bussola e aiuta l'impresa a orientarsi verso i partner giusti al momento giusto.

L'ecosistema svizzero: motore dell'innovazione

Se dovessero riassumere i punti forti dell'ecosistema svizzero, gli ingegneri dell'impresa BOBST menzionerebbero innanzitutto la qualità dei talenti presenti. "In Svizzera sono molti i diplomati che vogliono davvero fare ingegneria, nel senso stretto del termine", osserva soddisfatto il CTO Léonard Badet. "Cercano un percorso scientifico, il contatto con la macchina e con la materia. Li reclutiamo e li formiamo". Ed è così che la giovane generazione assume un ruolo chiave, contribuendo in prima linea alla crescita delle competenze.

Un'altra carta vincente è, a detta di Badet, la reattività. Sia che si tratti di studiare un materiale o di esplorare l'ottica avanzata, BOBST può mobilitare rapidamente i laboratori universitari, gli specialisti e i banchi di prova. "Questo ecosistema agile ci permette di guadagnare tempo, e dunque ci rende più competitivi", commenta il CTO.

La vicinanza geografica rafforza tale aspetto. Marion Barnes spiega che, ad accelerare le procedure, contribuisce il fatto di poter depositare i campioni dai partner accademici, ma anche di vedere le stampe, discutere con le ricercatrici e i ricercatori, essere presenti durante le misurazioni, così da scoprire, forse, qualcosa di inatteso. Per Dorian Ros, la fiducia che nasce da un percorso accademico condiviso gioca anch'essa un ruolo importante: "Parliamo la stessa lingua. E ciò facilita enormemente gli scambi, anche quelli informali".

Soluzioni pronte in 3-5 anni

Da BOBST l'innovazione è concepita come un percorso controllato. Léonard Badet spiega che per l'azienda innovare significa fornire qualcosa di concreto in un periodo che va dai 3 ai 5 anni: "Dedichiamo dal 5 al 10 per cento del nostro fatturato alla ricerca e allo sviluppo, con l'obiettivo di fare in modo che ogni progetto si traduca in valore aggiunto per i nostri clienti".

Benché attiva su scala mondiale, BOBST resta solidamente ancorata alla Svizzera. Dalla sua sede di Mex, l'azienda alimenta un fitto tessuto industriale che comprende diverse centinaia di fornitori, per la maggior parte PMI, e circa duecento apprendisti, formati ogni anno negli atelier di produzione. Badet conclude: "Poter contare sull'ecosistema svizzero è una grande opportunità, ecco perché è importante continuare a sostenerlo e renderlo visibile. Quando la scienza e l'industria avanzano insieme, gli effetti sono immediati: utili innovazioni, competenze, valore aggiunto". A Mex si fa largo una convinzione: al di là della precisione delle macchine, i grandi passi avanti si fanno, spesso, in un laboratorio vicino.

Il testo di questa notizia e ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web del Fondo nazionale svizzero.

Contatto:

Fondo nazionale svizzero
Comunicazione
E-mail: com@snf.ch

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