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Media Service: Consiglio svizzero della stampa: Il «malandazzo» della «BaZ»; Presa di posizione 24/2015 (presserat.ch/_24_2015)

Ein Dokument

Bern (ots)

Parti: Dipartimento delle costruzioni e dei trasporti di Basilea Città c. «Basler Zeitung»

Tema: Ricerca della verità / Trattamento delle fonti / Dovere die ascolto in caso di addebiti gravi / Dovere di Rettifica / Sfera privata

Reclamo accolto

Riassunto

Il «malandazzo» della «BaZ»

Fino a che punto e con quali metodi si può spingere la critica di un media verso un'istituzione o un dipartimento cantonale? Secondo il Consiglio della stampa andare a scavare in un Dipartimento è di per sé (e ci mancherebbe!) più che lecito, a maggior ragione se questo è stato di recente bacchettato da altre istanze proprio per mancanza di trasparenza. Non è però accettabile avvalersi di mezzi poco chiari e scorretti (quali fonti «fumose», mancanza di verifiche, mancanza di rettifica e violazione della privacy) pur di dimostrare una tesi -nel caso specifico quella che il dipartimento utilizza soldi pubblici per interessi privati.

A metà febbraio del 2014 la «Basler Zeitung» (e la sua relativa versione online) grida allo scandalo: con un primo articolo sostiene che il Dipartimento delle costruzioni e dei trasporti di Basilea Città stia organizzando l'annuale seminario del consiglio di direzione allargato in Svezia, al quale sono invitati anche le/i rispettive/i partner/in, il tutto a spese dei contribuenti. A prova di questo cita una non meglio specificata fonte e pubblica una lista di invitati in cui figurano appunto i membri del dipartimento e le/i loro accompagnatrici/ori. La presa di posizione raccolta dalla portavoce del dipartimento - che riferiva di un viaggio per il quale il budget, che non poteva essere superato, era fissato da tempo e al quale avrebbero partecipato solo i diretti interessati - è per il giornale una semplice bugia.

Con un secondo contributo la «BaZ» rincara la dose riportando le reazioni di indignazione a questa notizia di alcuni granconsiglieri, infischiandosene della rettifica richiesta dal Dipartimento, con la quale si spiegava che la lista pubblicata era di fatto la lista degli invitati per la cena di Natale e non dei partecipanti al viaggio di lavoro (conteneva fra l'altro anche i nomi di persone nel frattempo andate in pensione o non più alle dipendenze dell'istituzione cantonale). Il giorno seguente un terzo articolo: il viaggio sotto accusa non è il primo realizzato a Stoccolma e si lascia intendere che forse questa predilezione per la Svezia potrebbe essere dovuta alla presenza nel Consiglio di direzione di un membro - di cui si fa nome e cognome! - che ha lì una casa secondaria e una compagna. La notizia però comincia a sgonfiarsi: non si parla più di un seminario di lavoro previsto e pagato a Stoccolma con partner al seguito ma di un viaggio che era sì voluto così, ma che era poi stato ridimensionato. La «BaZ» insomma comincia a contraddire se stessa e termina finalmente dopo 4 giorni con la pubblicazione della rettifica. Per il Consiglio della stampa è impossibile stabilire quale sia la verità, tuttavia è chiaro che il lavoro redazionale è estremamente lacunoso: le facili verifiche delle fonti non sono state fatte, la notizia è stata man mano modificata, le repliche ignorate. In questo modo la «BaZ» ha violato il rispetto della verità, il corretto trattamento delle fonti, il dovere di rettifica nonché la protezione della sfera privata. Per contro non si può dire che non abbia rispettato il diritto di essere ascoltati in caso di gravi addebiti.

Contatto:

Schweizer Presserat
Conseil suisse de la presse
Consiglio svizzero della stampa
Ursina Wey
Geschäftsführerin/Directrice
Fürsprecherin
Effingerstrasse 4a
3011 Bern
+41 (0)33 823 12 62
info@presserat.ch
www.presserat.ch

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