Schweizerischer Nationalfonds / Fonds national suisse
Il dolore cronico si riflette nelle circonvoluzioni e nei solchi della corteccia
Bern (ots)
Spesso la causa del dolore persistente non è ben definita. Gli studi mostrano però differenze misurabili nella struttura e nell'attività cerebrale delle persone interessate. Ciò potrebbe spiegare perché soffrono di dolore cronico.
"Molte delle persone che hanno partecipato al nostro studio erano contente che qualcuno prendesse sul serio i loro disturbi e conducesse ricerche al riguardo", racconta la neuroscienziata Salome Häuselmann. La ricerca, sostenuta dal Fondo nazionale svizzero, ha esaminato le differenze tra il cervello delle persone affette da dolore cronico e quello delle persone sane del gruppo di controllo.
Il progetto si è concentrato sul cosiddetto "dolore cronico primario", termine con cui si indicano i disturbi del dolore cronico che non sono interamente riconducibili a fattori scatenanti identificabili, come lesioni o malattie. Un esempio tipico è la fibromialgia, di cui soffrivano due terzi delle persone che hanno partecipato allo studio. Questa patologia è caratterizzata da dolori persistenti in tutto il corpo e può causare una forte spossatezza e una significativa riduzione della qualità della vita. Tuttavia, i disturbi di lunga durata possono manifestarsi anche in singole parti del corpo, ad esempio sotto forma di dolori addominali.
Circa un quinto soffre di dolore cronico
"Molti avevano già alle spalle un lungo e sofferto percorso, che li aveva portati a rivolgersi dapprima al medico di famiglia, poi a diversi specialisti, quindi a una clinica del dolore e infine al reparto di medicina psicosomatica di un ospedale universitario", spiega Häuselmann. In media, chi ha partecipato allo studio era affetto da questi disturbi da oltre tredici anni.
Secondo una recente indagine, in Europa circa una persona su cinque soffre di dolore cronico."I meccanismi esatti che ne determinano l'insorgenza e la persistenza non sono noti", spiega Häuselmann. Vi concorrono fattori genetici, biologici, psicologici e sociali. La cosiddetta terapia multimodale del dolore cerca quindi di intervenire contemporaneamente su tutti questi aspetti, non solo con farmaci, ma anche con fisioterapia, ergoterapia, terapia comportamentale, informazione sul dolore e molto altro.
Studi precedenti avevano evidenziato che la cronicizzazione del dolore è associata ad alterazioni cerebrali. Häuselmann ha quindi esaminato più da vicino la struttura cerebrale di persone affette da dolore cronico primario. A tal fine ha reclutato pazienti del reparto di medicina psicosomatica della Clinica universitaria di neurologia dell'Inselspital di Berna. Al progetto ha collaborato anche la neurologa Selma Aybek dell'Università di Friburgo
Elevata complessità
Il team ha eseguito risonanze magnetiche strutturali del cervello su trenta persone con dolore cronico primario e trenta persone sane. Lo studio si è concentrato sulla corteccia cerebrale, lo strato più esterno degli emisferi cerebrali, ripiegato in numerose circonvoluzioni che riflettono la complessità del cervello. Le diverse aree della corteccia svolgono funzioni specifiche, dall'elaborazione degli stimoli ai processi cognitivi.
Rispetto alle persone sane, la corteccia cerebrale delle persone che soffrono di dolore cronico primario presentava alcune differenze strutturali: una regione anteriore dell'emisfero sinistro era maggiormente ripiegata. Quest'area è coinvolta, tra le altre cose, nell'elaborazione delle emozioni e dei ricordi ed è anche associata alla percezione e alla valutazione del dolore cronico.
Nell'emisfero cerebrale destro delle persone affette da dolore cronico primario, rispetto alle persone sane del gruppo di controllo, è stata invece riscontrata una minore profondità dei solchi in diverse regioni, tra cui alcune situate nella parte anteriore del cervello. Queste aree sono associate, tra l'altro, all'elaborazione degli stimoli sensoriali e ai processi di processamento ed elaborazione del dolore.
Le emozioni sono importanti
I risultati indicano che il dolore cronico primario è associato a cambiamenti misurabili nell'architettura della corteccia cerebrale. Questi interessano in particolare le regioni coinvolte nell'elaborazione degli stimoli sensoriali e delle emozioni, nonché nei processi cognitivi. "Ciò è coerente con l'ipotesi che, nel passaggio dal dolore acuto a quello cronico, i processi emotivi e cognitivi diventino sempre più rilevanti", spiega Häuselmann.
Questo fatto potrebbe innescare un circolo vizioso, in cui l'elaborazione dei segnali del dolore, dello stress, delle emozioni negative e delle valutazioni cognitive si intrecciano e si rafforzano a vicenda. Analoghe alterazioni della struttura cerebrale si riscontrano anche in persone che vivono altri tipi di avversità, come stress e traumi, anch'essi influenzati da fattori biologici, psicologici e sociali.
Il cervello può adattarsi
Secondo Häuselmann, tuttavia, questi risultati rappresentano solo un'istantanea. Non è quindi chiaro se la struttura cerebrale sia cambiata a causa della sofferenza cronica o se le persone interessate presentassero già prima quella particolare conformazione e fossero perciò più vulnerabili al dolore cronico. Per rispondere a queste domande sarebbero necessari complessi studi a lungo termine, ancora poco numerosi nella ricerca sul dolore.
"La buona notizia è che il nostro cervello è in grado di adattarsi. Questo dà speranza", afferma Häuselmann. È possibile che, nel corso di una terapia del dolore efficace, le circonvoluzioni e i solchi della corteccia cerebrale tornino ad assomigliare maggiormente a quelli delle persone senza dolore. Resta tuttavia da chiarire se e in che modo tali cambiamenti siano associati a un miglioramento dei disturbi. Eppure, sostiene Häuselmann, "il dolore cronico non deve essere considerato una condizione immutabile".
Il testo di questa notizia e ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web del Fondo nazionale svizzero.
Contatto:
Salome Häuselmann
Medicina psicosomatica
Clinica universitaria di neurologia
Inselspital di Berna
Tel.: +41 31 308 23 87
E-mail: salome.haeuselmann@gmail.com