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Studio Allianz: l'ultimo baby boomer compie 50 anni

Wallisellen (ots) -

- Lo studio Allianz esamina in 18 Paesi il pensionamento della 
  generazione del baby boom. 
- In Svizzera i baby boomer si stanno ritirando dalla vita lavorativa
  dal 2011. 
- La spesa per le pensioni aumenterà in Svizzera del 37% entro il 
  2033. 
- Le ripercussioni variano molto nel raffronto internazionale. 

Una svolta demografica: il 31 dicembre 2014 l'ultimo baby boomer statunitense compirà 50 anni. In tutto il mondo la generazione del baby boom sta ormai andando in pensione. Ciò porrà i sistemi pensionistici in misura crescente dinanzi a grandi sfide - anche in Svizzera. È uno dei risultati che scaturisce dall'attuale studio di Allianz International Pensions che conclude in sintesi: "Baby, it's over now: The last baby boomer turns 50."

Secondo lo studio Allianz, la proporzione fra persone di oltre 65 anni e quelle in età lavorativa (coefficiente d'età) cambierà di nuovo nettamente a carico dei più giovani. La spesa per le pensioni nei 18 Paesi oggetto dello studio1 salirà in media del 29% quando i loro baby boomer andranno in pensione - in Svizzera quasi del 37%. L'aumento sarà ancora più forte in diversi Paesi anglosassoni dove il baby boom è stato più consistente e più lungo. Le sfide economiche dei Paesi europei sono però costituite soprattutto dalla popolazione relativamente vecchia. Il drastico calo del tasso di natalità dopo il boom ha un impatto ancora maggiore del baby boom stesso.

"L'invecchiamento della popolazione è una tendenza strutturale con ricadute potenzialmente drammatiche sul piano economico e sociale", sottolinea Rudolf Alves, Responsabile Vita di Allianz Suisse. "Ciò vale anche per la Svizzera dove abbiamo una buona situazione economica ma anche una speranza di vita tra le più alte nel raffronto mondiale."

In Svizzera il baby boom è durato 22 anni

Il baby boom, ovvero l'improvviso aumento del tasso di natalità dopo la Seconda guerra mondiale, ha sorpreso i sociologi in molti Paesi occidentali perché sino ad allora le donne mettevano al mondo sempre meno figli. La durata, l'inizio e l'entità di questo fenomeno sono variati tuttavia in misura notevole secondo le regioni. Mentre in Italia, ad esempio, il baby boom si è protratto per soli quattro anni (dal 1946 al 1949), la Svizzera ha continuato a registrare tassi di natalità massimi per 22 anni, fra il 1946 e il 1968. All'apice del baby boom nel 1964 le donne hanno partorito in Svizzera 2,68 figli, in termini statistici.

In alcuni Paesi l'esplosione delle nascite è iniziata solo negli anni Cinquanta, come ad esempio in Germania o in Belgio. Anche l'entità è stata differente: negli Stati Uniti e in Australia i baby boomer costituivano, alla fine della fase acuta di questo fenomeno, il 40% della popolazione, in Svizzera il 36,8%. Nella maggioranza dei Paesi oggetto dello studio Allianz, le generazioni del baby boom hanno cominciato a ritirarsi dalla vita lavorativa nel 2011, una tendenza in atto anche in Svizzera. In Germania o in Austria ciò avverrà solo a partire dal 2021.

Forte aumento della spesa per le pensioni

A prescindere dalla durata e entità del baby boom, la piramide delle età cambierà in tutti i 18 Paesi oggetto dello studio. La maggior variazione si riscontrerà in Nuova Zelanda contraddistinta dal più lungo periodo d'intensa natalità. Quando in questo Paese andrà in pensione l'ultimo dei baby boomer nel 2037, il coefficiente d'età salirà dal 20 al 36% (pari a un incremento dell'80%). Ciò significa che tre - anziché cinque - persone in età lavorativa finanzieranno un pensionato. A un'evoluzione analoga sarà confrontata la Svizzera dove il coefficiente d'età progredirà dall'attuale 25 al 37% entro il 2033 (con un rialzo del 47%).

Questo cambiamento della piramide delle età si ripercuote direttamente sulla spesa che uno Stato deve sostenere per le pensioni. Maggiore è il numero dei baby boomer, maggiori sono le sfide che il rispettivo Paese dovrà affrontare dopo il loro ritiro dalla vita lavorativa. In Nuova Zelanda la spesa per le pensioni crescerà del 64%. Nei 18 Paesi esaminati l'incremento sarà in media del 29% - in Svizzera del 37% circa. Tradotto in cifre concrete: l'importo di CHF 6.30 che un dipendente salariato destinava nel 2010 ai costi legati alla vecchiaia per ogni CHF 100 di reddito, aumenterà a CHF 8.60 entro il 2033.

"I nostri sistemi sociali e l'intera economia sono soggetti a una dura prova di resistenza a causa del forte invecchiamento demografico. Mentre aumentano i pensionati, continua a regredire il numero di coloro che versano i contributi. Nel contempo salgono i costi legati alla vecchiaia. Questo semplice calcolo matematico basta a dimostrare che a lungo termine non sarà possibile far quadrare i conti", sostiene convinto Alves. "Il pacchetto di riforme Previdenza per la vecchiaia 2020 va nella direzione giusta sebbene siano ancora necessari dibattiti in materia. Vi sarà comunque un forte aumento delle esigenze a livello di previdenza privata. A noi assicuratori, l'invecchiamento della popolazione offre quindi anche opportunità."

Europa: forte invecchiamento dopo il boom delle nascite

Molti Paesi europei saranno confrontati nei prossimi anni a un crescente impatto dell'invecchiamento demografico: la popolazione in età lavorativa va diminuendo - ad esempio in Germania, di un ulteriore 14% entro il 2033. In Svizzera, tradizionale Paese d'immigrazione, aumenta invece dell'11% circa. A questo proposito solo i pronostici per la Norvegia, Nuova Zelanda e l'Australia sono più positivi.

Rispetto al baby boom, le ripercussioni del calo del tasso di natalità si manifestano nettamente più a lungo nel tempo. Se il baby boom è durato in media in Europa 13,5 anni, sono 40 anni che nella maggior parte dei paesi europei il tasso di natalità è sceso al sotto dei 2,1 figli statisticamente necessari per mantenere costante la popolazione. Per questo motivo molti Paesi si ritrovano già oggi con una popolazione relativamente vecchia. In Svizzera il tasso di natalità è andato aumentando complessivamente dell'11% dal 2002, ma con una media di 1,53 figli permane a un livello relativamente basso.

"È incontrovertibile che il cambiamento demografico, al pari di quello del clima e della progressiva digitalizzazione, è una grande tendenza globale. Sistemi sociali sostenibili e la previdenza privata sono quindi premesse imprescindibili per poter finanziare il pensionamento delle odierne e future generazioni", conclude Alves.

Nota per le redazioni: su richiesta, saremo lieti d'inviarvi lo studio integrale in inglese in formato elettronico.

Contatto:

Hans-Peter Nehmer
telefono: 058 358 88 01
e-mail: hanspeter.nehmer@allianz.ch

Bernd de Wall
telefono: 058 358 84 14
e-mail: bernd.dewall@allianz.ch



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