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economiesuisse - Un parere legale lo mostra chiaramente: l'iniziativa dell'UDC è molto rischiosa per la via bilaterale

Zürich (ots) - Su numerosi punti, l'iniziativa dell'UDC "contro l'immigrazione di massa" e quella di Ecopop "Stop alla sovrappopolazione" non sono compatibili con l'Accordo sulla libera circolazione delle persone. E' quanto risulta da un parere legale della professoressa Christine Kaddous dell'Università di Ginevra presentato oggi a Berna. La libera circolazione delle persone è una libertà fondamentale riconosciuta sul mercato interno europeo. Inoltre, è molto improbabile che si possa rinegoziare l'accordo con successo. Per l'economia svizzera le conseguenze sarebbero fatali: dal momento che l'Accordo sulla libera circolazione delle persone è giuridicamente legato agli altri accordi della prima serie dei negoziati bilaterali, la Svizzera rischierebbe di perdere tutti questi accordi.

Le future votazioni sull'iniziativa dell'UDC "contro l'immigrazione di massa" e quella di Ecopop "Stop alla sovrappopolazione" concernono l'Accordo sulla libera circolazione delle persone negoziato tra la Svizzera e l'UE. economiesuisse ha incaricato la professoressa Christine Kaddous, direttrice del Centro di studi giuridici europei (CEJE), di esaminare in quali settori le iniziative non sono compatibili con gli accordi esistenti sulla libera circolazione. Dalle sue ricerche risulta che le due iniziative ledono l'Accordo sulla libera circolazione delle persone negoziato con l'UE, limitando la libera circolazione dei cittadini europei garantita da questo accordo. La libera circolazione delle persone è una libertà fondamentale del mercato interno europeo. "Una rinegoziazione di successo dell'accordo sulla libera circolazione delle persone non è dunque per niente scontata", afferma la signora Kaddous. Le iniziative si oppongono alla conclusione di accordi internazionali che sarebbero in contraddizione con esse. La loro accettazione sfocerebbe nella disdetta dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone. La disdetta o la mancata proroga dell'accordo avrebbero quale conseguenza che gli Accordi bilaterali I sarebbero abrogati sei mesi dopo la loro disdetta, conformemente alla "clausola ghigliottina".

La Svizzera guadagna un franco su tre nel commercio con l'UE. Un impiego su tre è direttamente o indirettamente legato alle nostre relazioni con l'UE. Per questo motivo, sono essenziali condizioni quadro favorevoli e stabili tra la Svizzera e l'UE. Gli accordi bilaterali hanno contribuito a fare in modo che la Svizzera sia uscita quasi indenne dalla crisi economica. Essi garantiscono alla nostra economia un accesso al mercato interno europeo praticamente esente da discriminazioni.

Una base importante per la competitività "L'iniziativa dell'UDC causerebbe seri problemi alle imprese. Per la Svizzera, la sua accettazione porrebbe definitivamente fine alla via bilaterale e i suoi avversari non propongono nessuna soluzione alternativa", dichiara Josef Maushart, CEO e presidente del Consiglio d'Amministrazione di FRAISA, Bellach. La posta in gioco non è soltanto l'abbandono della libera circolazione delle persone che accentuerebbe ulteriormente la penuria di manodopera specializzata nell'industria delle macchine, degli equipaggiamenti elettrici e dei metalli. Gli accordi sugli ostacoli tecnici al commercio, quello sulla ricerca e quello sui mercati pubblici sono i pilastri della competitività dell'industria MEM. Senza gli accordi bilaterali, la Svizzera viene isolata. Gli accordi con l'UE hanno mostrato la loro efficacia. Essi hanno portato benessere e impieghi al nostro paese. Non bisogna rimetterli in causa alla leggera.

Contatto:

Jan Atteslander
Telefono: +41 44 421 35 35
E-Mail: jan.atteslander@economiesuisse.ch

Prof. Christine Kaddous
Telefono: +41 22 379 84 89
E-Mail: christine.kaddous@unige.ch



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