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Office féd. de la statistique

Ore di lavoro nel 2000

Neuchâtel (ots)

Le costruzioni registrano il calo più marcato dell'orario normale di
lavoro
Secondo la statistica della durata normale del
lavoro nell'azienda (DNL), tra il 1990 e il 2000 l'orario settimanale
dei dipendenti a tempo pieno è diminuito di 29 minuti, passando da
42,2 a 41,8 ore.  Questa diminuzione graduale della durata normale
del lavoro riguarda tutti i rami economici. Tra il 1990 e il 2000, la
durata settimanale del lavoro è scesa principalmente nelle
costruzioni (-80 minuti) e negli alberghi e ristoranti (-72 minuti);
i cali meno marcati sono stati osservati nei rami "sanità e servizi
sociali" (-12 minuti) e "amministrazione pubblica" (-6 minuti). E'
interessante notare che, mentre nel 1990 la durata normale del lavoro
nelle "costruzioni" (43,5 ore) e negli "alberghi e ristoranti" (43,4
ore) superava nettamente la media nazionale (42,2 ore), nel 2000 lo
scarto tra questi due rami (rispettivamente 42,1 e 42,2 ore) e la
durata settimanale del lavoro a livello nazionale (41,8 ore) si è
fortemente ridotto.
La durata normale del lavoro varia da un Cantone all'altro
Tra gli addetti a tempo pieno, la durata del lavoro settimanale
più elevata si registra nei Grigioni (42,4 ore) e in Vallese (42,3
ore), mentre quella più bassa si osserva nei Cantoni di Neuchâtel
(41,4 ore) e Ginevra (41,0 ore). Queste disparità cantonali sono
dovute tra l'altro a differenze di struttura dell'impiego tra rami
economici. Infatti, il ramo degli alberghi e ristoranti, fortemente
rappresentato nei Grigioni e nel Vallese, è caratterizzato da una
durata di lavoro particolarmente elevata.
Stabili nel 2000 le ore totali di lavoro malgrado l'aumento
dell'impiego
Nel 2000, secondo la statistica del volume di lavoro (SVOL), il
numero totale delle ore di lavoro realizzate nell'economia svizzera è
rimasto stabile rispetto all'anno precedente, malgrado una forte
progressione del numero degli addetti (+1,8%). Il livello quasi
invariato del volume annuo delle ore di lavoro (6,741 miliardi di ore
nel 2000 contro 6,744 miliardi nel 1999) è da attribuire a due
fattori: da un lato nel 2000 è stato registrato un numero di giorni
festivi infrasettimanali superiore al 1999 (nel 1999 il 1° agosto
cadeva di domenica e Natale di sabato), e dall'altro, la crescita
dell'impiego è stata determinata unicamente da un incremento degli
addetti a tempo parziale (+82'000; addetti a tempo pieno -5'000
unità). Nel 2000, il 17,1 per cento del volume globale di lavoro è da
attribuire ad addetti a tempo parziale: una proporzione che ammontava
al 16,0 per cento nel 1999.
164 milioni di ore supplementari nel 2000
Nel 2000 il volume totale delle ore supplementari ha raggiunto i
164 milioni di ore, ovvero l'equivalente di circa 83'000 impieghi a
tempo pieno (nel 2000 la durata annuale effettiva del lavoro di un
impiego a tempo pieno era di 1970 ore). Gli 83'000 posti di lavoro
risultano tuttavia da un puro calcolo matematico: sarebbe pertanto
errato concludere che una riduzione delle ore supplementari
consentirebbe di abbassare considerevolmente la disoccupazione (a
causa della natura spesso temporanea delle ore supplementari e della
frequente inadeguatezza tra l'offerta e la domanda di lavoro). Nel
2000, cos" come l'anno precedente, sono state registrate mediamente
40 ore supplementari all'anno per ogni impiego, ovvero circa un'ora a
settimana per impiego. Si constata però che la durata media degli
straordinari varia notevolmente da un ramo economico all'altro. Il
numero di ore straordinarie più elevato (77 ore per impiego) è stato
registrato dal ramo "attività finanziarie, assicurazioni", seguito
dalle "attività immob iliari, informatica e ricerca e sviluppo" con
51 ore e dall'"istruzione" con 48 ore.
Stabili le ore di assenza
Contrariamente all'evoluzione osservata in passato, tra il 1999 e
il 2000 il volume totale delle ore d'assenza è rimasto quasi
invariato, situandosi a 309 milioni di ore (1999: 305 milioni). Nei
due anni in esame, la durata media annuale delle assenze è risultata
di 75 ore per impiego a livello nazionale. Il maggior numero di
assenze è stato rilevato nelle costruzioni (130 ore all'anno e per
impiego) e nel ramo "trasporti e comunicazioni" (107 ore).
Aumento della produttività per ora effettiva di lavoro
Tra il 1999 e il 2000, il prodotto interno lordo (PIL) a prezzi
costanti è progredito del 3,0 per cento, mentre il volume di ore di
lavoro effettive è rimasto stabile. Di conseguenza, la produttività
nazionale per ora effettiva di lavoro è progredita del 3,0 per cento
in un anno (i dati sulla produttività del lavoro pubblicati nel
presente comunicato sono provvisori dato che la stima del PIL del
2000 non è ancora definitiva).  In cinque anni, ovvero nel periodo
1995-2000, la produttività per ora di lavoro a livello nazionale è
aumentata del 7,0 per cento. Tuttavia, da un'analisi dettagliata di
tale periodo emergono forti fluttuazioni nella serie annuale della
produttività del lavoro a livello nazionale.
L'UST pubblica dati sulla produttività del lavoro calcolati
secondo due metodi: il primo, utilizzato per il presente comunicato
stampa, calcola in pratica una produttività per ora di lavoro. Questo
metodo consiste nel dividere il PIL (rispettivamente la somma dei
valori aggiunti lordi) per il numero di ore effettive di lavoro
determinato dalla statistica del volume di lavoro (SVOL). Il secondo,
impiegato per il calcolo dei risultati presentati nel comunicato
stampa "Conto di produzione e produttività del lavoro in Svizzera"
consiste nel determinare una produttività per addetto equivalente a
tempo pieno, dividendo il valore aggiunto lordo per il numero di
addetti equivalenti a tempo pieno.
Entrambi i metodi presentano vantaggi e inconvenienti. La SVOL ha
il vantaggio di meglio rispettare le delimitazioni della contabilità
nazionale. Inoltre , il calcolo di una produttività per ora di lavoro
rimane il metodo più raccomandato dal Sistema europeo dei conti
nazionali (SEC95). Ciononostante, per il momento la produttività per
rami economici può essere calcolata soltanto avvalendosi degli
equivalenti a tempo pieno, in quanto, per ragioni metodologiche, i
dati della SVOL consentono unicamente il calcolo della produttività a
livello nazionale.
Soltanto mediante un'analisi per ramo è possibile distinguere fra
variazione della produttività nazionale dovuta ad effetti strutturali
(es. forte aumento dell'incidenza economica di un ramo a produttività
elevata) e variazione dovuta a cambiamenti effettivi di produttività
riguardante i diversi rami.

Contatto:

Elisabetta Capezzali
UST, Sezione occupazione e mercato del lavoro
Tel. +41/32/713'64'86
E-mail: elisabetta.capezzali@bfs.admin.ch

Pubblicazione annuale:

"Indicateurs du marché du travail 2001", disponibile in francese e in
tedesco. N. di ordinazione: 206-0100, ordinazioni al n.
+41/32/713'60'60.

Per ulteriori informazioni si rimanda al sito Internet dell'UST
all'indirizzo: http://www.statistica.admin.ch

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