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San Chagall dei Politici: Discorso del Presidente della Confederazione Moritz Leuenberger

Berna (ots)

Il 7 marzo 2001 in occasione dell'esposizione Chagall al
Museo d'Arte Moderna di Lugano.
Saluto
Sono molto lieto di poter inaugurare questa
esposizione e ringrazio vivamente gli organizzatori per
quest'iniziativa ma anche per aver saputo cogliere il momento giusto.
Con questo vernissage e con la visita all'esposizione, mi offrono
l'occasione di tagliare un nastro diverso. In genere, mi capita
piuttosto di inaugurare tratti di autostrada. E magari, di tanto in
tanto, anche una galleria ferroviaria. La galleria di base della
NFTA, purtroppo, non è ancora finita del tutto. Ma per il San
Gottardo avete trovato un degno sostituto: San Chagall!
In occasione della sessione ticinese, gli organizzatori
dell'esposizione offrono al Parlamento e al Consiglio federale anche
l'opportunità di un incontro diverso. In genere, si sa, la politica
sta alla larga dalla cultura.
La sessione in Ticino ha suscitato qualche critica: si dice che il
programma parlamentare è troppo leggero, mentre quello delle attività
collaterali è troppo ricco.
Insomma, c'è da chiedersi: "dove andremo a finire, se i membri del
Parlamento si recano tutti insieme a visitare una mostra d'arte,
invece di lavorare?"
Lavorare, in questo caso, significa moltiplicare le sedute per
smaltire l'ordine del giorno, ma anche elaborare nuove proposte, per
poterlo di nuovo allungare.
Risultato: che si lavori o no, l'ordine del giorno rimane sempre
lungo uguale.
Ma che cosa succede quando i politici, insieme, si recano a
visitare un'esposizione?
Non saprei.
Quando i politici partecipano a un dibattito televisivo, tutti
sappiamo come andrà a finire (e quindi non abbiamo neppure bisogno di
stare a guardare). Invece, quando visitano una mostra d'arte, le
conseguenze sono inimmaginabili. Poiché tale è, appunto, l'essenza
dell'arte: coinvolgere ciascuno di noi, ma ciascuno in maniera
diversa. Questa esposizione non farà eccezione. Non tutti ravvisano
le stesse cose nelle opere di Marc Chagall; ma tutti ravvisano
qualcosa.
  • Taluni vedono quel villaggio spesso ricorrente nei dipinti di Chagall, che sembra suggerire calma e sicurezza.
  • Altri sono sensibili alle radici sociali e religiose dell'artista.
  • Certi riconoscono, al di là del quadro, il pittore Marc Chagall, che per tutta la vita non fu veramente a casa in nessun luogo e quindi fuse nelle proprie opere elementi di culture diverse. Chagall - il nomade, immigrato dall'Europa orientale - che con il suo apporto ha arricchito l'arte occidentale e ha contribuito a determinare il suo sviluppo. Un esempio di come noi, sedentari, possiamo trarre vantaggio dalla presenza dei migranti, se siamo pronti a offrire loro una patria.
  • Taluni leggono nei dipinti di Chagall un'esortazione a non trattare gli animali come cose. In certe sue tele gli animali sembrano posti sullo stesso piano dell'uomo. Una capra blu, un cagnolino verde, una mucca gialla. Animali da compagnia e animali da reddito. Essi hanno una loro statura, sono creature, come noi uomini. Chagall li rispetta in quanto esseri viventi e ne riconosce le particolarità. I suoi animali sono tutto fuorché cose. Ovviamente Chagall non anticipava il dibattito politico che ci anima attualmente, ma, a modo suo, aveva preso posizione con toni pacati e chiari, semplicemente illustrando ciò che è giusto.
  • Altri ancora notano qualcosa di totalmente diverso. In molti dipinti di Chagall gli esseri umani volano al di sopra dei tetti, si librano in cielo, come portati dall'aria.
Sognano.
Sono liberi, felici.
La loro condizione, tuttavia, li rende anche vulnerabili,
bisognosi di protezione e di sicurezza. Sembrano dire: ci occorre la
possibilità di evadere, ma anche quella di tornare indietro, di
integrarci.
Noi tutti ci sentiamo, a nostra volta, mossi dalle ali
dell'ispirazione. Di fronte ai quadri di Chagall, la nostra fantasia
rifiorisce e cominciamo a sognare. Questi sogni ci uniscono più
fortemente delle formule retoriche, delle risoluzioni ampollose.
L'arte commuove i nostri cuori, ci sprona a riflettere, a foggiare la
nostra società.
Se tali sono le conseguenze di questa esposizione - e non ne
dubito minimamente -, il programma delle attività collaterali ha
raggiunto fin d'ora il più ambizioso obbiettivo che possa prefiggersi
una sessione parlamentare.
Grazie agli organizzatori e grazie a Voi che siete venuti.

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