ASIN - Action pour une Suisse indépenda

20a Assemblea ordinaria dei membri dell'ASNI: La Svizzera deve restare padrona dei propri confini

Dimostrata la capacità di portare a buon fine il referendum. Reclutati 1774 nuovi membri.

      Berna (ots) - I circa 1000 membri dell'Azione per una Svizzera
neutrale e indipendente presenti sabato al “National” di Berna, hanno
avviato la campagna più importante contro l'adesione a Schengen/UE in
vista delle votazioni del 5 giugno 2005. In una risoluzione sono
stati sottolineati i gravi svantaggi di un'adesione a Schengen
(criminalità senza frontiere, diritto straniero, passaggio all'UE).
Inoltre con una marcata protesta, l'ASNI si difende contro la
scandalosa propaganda a favore di Schengen condotta dal Palazzo
federale e contro il divieto di parola nei confronti di poliziotti,
guardie di confine e altri ufficiali con pareri critici sul Trattato
di Schengen. L'ASNI sostiene che le museruole sono una “dichiarazione
di guerra alla democrazia” e che il Consiglio federale stesso con la
sua propaganda diventa “l'affossatore della democrazia”. In Svizzera
su questo punto sono presenti “condizioni simili a quelle esistite
nell'ex Repubblica Democratica Tedesca”. Il professor dott. Gerd
Habermann di Berlino, direttore dell'“Unternehmerinstituts der
Arbeitsgemeinschaft selbständiger Unternehmer”, ha riscosso numerosi
applausi con le seguenti dichiarazioni: “L'Europa ha bisogno di una
Svizzera indipendente” e “la Svizzera deve rimanere padrona dei
propri confini”.

    Non alla criminalità senza frontiere

    Il presidente dell'ASNI, il consigliere nazionale dott. Pirmin Schwander durante sua presa di posizione nella sala impreziosita da numerose bandiere, ha affermato che l'ASNI nel 2004 ha registrato un aumento di 1800 membri, raggiungendo quota 46'000, e che con il successo della raccolta di firma a favore del referendum su Schengen ha dimostrato la capacità di saper potare a buon fine campagne di questa entità. Schwander ha messo in guardia dal conformismo del Palazzo federale e delle cerchie a esso alleate, che volevano legare la Svizzera alle grosse strutture di potere internazionali e intendevano sacrificare a questa mania di grandezza i punti di forza e le particolarità del nostro Paese. La libertà, l'indipendenza, la neutralità armata, la democrazia diretta, la sicurezza e la competitività sarebbero state sacrificate. La riflessione e l'azione dovrebbero tornare a essere un dovere, prima che sia troppo tardi! Schwander ha messo in guardia dal rischio di una criminalità senza frontiere se la Svizzera aderisse a Schengen. Accettare che il nostro principio di successo “controllo alle frontiere, libertà all'interno del Paese” sia sostiuito dall'esatto contrario rappresentato dal principio di Schengen “libertà alle frontiere, controllo (di cittadini incensurati) all'interno del Paese” è assolutamente insensato. Inoltre Schengen comporterebbe una notevole perdita di sovranità. “Nessun uomo ragionevole sottoscriverebbe volontariamente un contratto che la controparte ha la possibilità di cambiare a piacere!”

    Restare padrona dei propri confini

    Il professor Habermann ha dichiarato che il 5 giugno 2005 il popolo svizzero dovrà decidere se sacrificare la sua sovranità oppure se rimanere “padrona dei propri confini”. I confini sono decisivi per lo sviluppo della libertà. Lo studioso si meraviglia del fatto che molti liberali europei appoggino ancora ingenuamente un progetto che “prevede una concentrazione del potere nelle mani di una burocrazia centralizzata europea come mai era successo dopo il caso dell'Impero romano”. Il solo monopolio delle iniziative legislative della Commissione UE e la vaga clausola di autorizzazione generale dei contratti europei rendono i governi e i parlamenti nazionali praticamente privi di difese. Le particolarità nazionali e la concorrenza politica dei sistemi verrebbero schiacciate. “Fino a quando l'UE non correggerà il suo modello imperialistico, non sarà matura per l'adesione della Svizzera”, ha scandito Habermann tra gli applausi dei presenti. Egli ha sostenuto l'idea di un'Europa caratterizzata da assenza di centralismo, libera concorrenza, libertà e molteplicità. Per quanto riguarda Schengen, che sarebbe una “parte del progetto di livellamento europeo”, tutto ciò significa esprimere un significativo No alle votazioni del 5 giugno 2005.

    La Svizzera non ha bisogno della ricetta di Schengen/Dublino.

    Per il consigliere nazionale verde Geri Müller, Baden, Schengen/Dublino sarebbe “la medicina sbagliata per malattie inesistenti”. La Svizzera quale Paese più sicuro dell'OCSE non ha bisogno di un sistema di controllo dei cittadini europei con tutti i dati possibili. Inoltre la Svizzera non può schierarsi con l'UE contro il resto del mondo.

    David Glatz, presidente onorario della Federazione sportiva svizzera di tiro, ha affermato che tiratori, cacciatori e collezionisti di armi dovrebbero essere contro Schengen perché con questo accordo si accetterebbe di limitare radicalmente il diritto liberale sulle armi e la sovranità. Con Schengen in futuro la legislazione svizzera in materia di armi sarebbe decisa a Bruxelles.

    Il consigliere nazionale Oskar Freysinger (UDC/VS) ha descritto la perdita di sicurezza che l'assurdo sistema di Schengen porterebbe alla Svizzera, con relativi scenari di vita quotidiana. “La Svizzera deve rimanere al di fuori, solo cos” resteremo padroni del nostro destino”. In caso contrario a Bruxelles si prenderà un numero sempre maggiore di decisioni che riguardano la nostra vita. E questo non è certo quello che voglio i Romandi.

    Nell'ambito delle attività statutarie nel comitato direttivo dell'ASNI sono stati eletti: consigliere nazionale Yvan Perrin, UDC NE, La Côte-aux-Fées / consigliere nazionale Oskar Freysinger, SVP VS, Savièse / Benjamin Stähli, Winterthur.

Il discorso è disponibile a partire da sabato 30.04.05, ore 12.00, sul sito: www.auns.ch / www.asin.ch / www.asni.ch

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