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Attivisti impegnati nel conflitto in Macedonia

Berna (ots)

Il Consiglio federale ordina altre misure contro
attivisti impegnati nel conflitto in Macedonia
Il Consiglio federale ha disposto martedì l'adozione di misure
contro altri militanti impegnati nel conflitto in Macedonia. Sulla
base dell'articolo 184 capoverso 3 della Costituzione federale, egli
ha vietato a Ali Ahmeti e Xhavit Haliti, fino a nuovo avviso, di
entrare in Svizzera senza un'autorizzazione esplicita. Alle due
persone summenzionate e a Musa Dzaferi è stato inoltre proibito di
fondare, rappresentare o sostenere organizzazioni che abbiano parte
attiva alle violenze del conflitto in Macedonia o prestino in modo
indiretto il loro sostegno alle parti belligeranti. Musa Dzaferi è
stato inoltre minacciato dell'espulsione qualora dovesse
contravvenire al divieto.
Il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale di
giustizia e polizia di dare esecuzione a tali decisioni.
L'adozione di tali misure si giustifica poiché, nell'area del
conflitto o in Svizzera, le tre persone summenzionate rivestono
cariche dirigenti in seno all'UCK e al LPK (Movimento popolare del
Kosovo, braccio politico dell'UCK), beneficiando tuttavia di un
regolare permesso per stranieri in Svizzera.
A carico di altre persone, il cui permesso di domicilio andrà
sottoposto a verifica, vi sono indizi in base ai quali si è indotti a
ritenere che esse risiedano da lungo tempo nell'area del conflitto,
operando a favore della fazione albanese. Se gli indizi di un
soggiorno all'estero superiore a sei mesi si riveleranno
sufficientemente fondati dal profilo giuridico, il permesso di
domicilio verrà revocato.
Nei confronti dei tre cittadini dell'ex Jugoslavia summenzionati
il DFGP ha disposto le necessarie misure, nell'ambito delle sue
competenze (UFP, UFR, UFDS). Esse consistono soprattutto nella revoca
dell'asilo, l'eventuale espulsione (in virtù della legge sull'asilo),
la revoca del permesso di domicilio e il divieto di entrata.
La posizione della Svizzera
Già il 15 giugno 2001 il Consiglio federale era stato indotto a
vietare al macedone di etnia albanese Fazli Veliu l'esercizio di
qualsivoglia attività politica in Svizzera. A sostegno dell'adozione
di tale misura era stato addotto che la Svizzera non può tollerare
che, a partire dal suo territorio, si comprometta direttamente o
indirettamente la sicurezza di altri Stati. Non è neppure ammissibile
che esponenti di una parte belligerante partecipino attivamente agli
scontri e siano tuttavia liberi di tornare in Svizzera in qualsiasi
momento.
Le attività delle persone in questione sono atte a compromettere
le relazioni della Svizzera con la Macedonia e con gli Stati terzi
che, come il nostro Paese, si adoperano per una soluzione pacifica
della crisi nei Balcani, condannando le attività belliche dei
nazionalisti albanesi. Il Consiglio federale ritiene pertanto
legittima l'adozione delle misure summenzionate.
Contatto
Urs Von Daeniken, 
Ufficio federale di polizia, 
tel. +41 31 322 45 14

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