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Il DDT, i PCB e altri inquinanti organici persistenti: presto un divieto o una sensibile riduzione a livello mondiale

Il Comitato intergovernativo di negoziazione (INC) si riunisce dal 4 al 9 dicembre a Johannesburg Berna (ots) - "La sporca dozzina" viene ora combattuta a livello mondiale. Dal 4 al 9 dicembre, i delegati di 120 Paesi si riuniranno a Johannesburg per negoziare un accordo su una Convenzione mondiale volta a ridurre e a eliminare dodici inquinanti organici persistenti (POP). Detti inquinanti, il cui elenco include il DDT, le diossine e i PCB, si accumulano nell'organismo dell'uomo e degli animali danneggiando, a lungo termine, le loro funzioni biologiche. I negoziati verteranno sulle modalità relative all'attuazione della Convenzione e al finanziamento destinato ai Paesi in via di sviluppo, nonché sulla procedura inerente al divieto di nuovi prodotti pericolosi. In Svizzera, la produzione, l'utilizzazione e il commercio dei POP sono vietati ormai da diversi anni. Nell'intento di ridurre al massimo le emissioni di diossine, il nostro Paese ha continuamente migliorato il suo sistema di smaltimento dei rifiuti domestici o industriali. L'elenco dei dodici POP nel mirino della Convenzione comprende pesticidi (quali il DDT), prodotti chimici o industriali (quali i PCB), ma anche prodotti derivanti da processi di combustione o dall'usura di prodotti industriali (quali le diossine e i furani). Gli inquinanti in questione sono difficilmente degradabili e si accumulano nei tessuti adiposi delI'uomo e degli animali. Un'esposizione cronica, pur lieve, può infatti avere ripercussioni sulla loro capacità di riproduzione e sul loro sistema immunitario, o può provocare anomalie nello sviluppo nonché tumori. I POP rappresentano in particolare un pericolo per i bambini, poiché sono sostanze che si accumulano nel latte materno. La presenza dei POP è stata accertata persino nelle regioni artiche, dove si depositano dopo una lunga permanenza nell'atmosfera. Presso le donne degli Inuit, popolo che si nutre essenzialmente di pesce e di carne, il latte materno contiene un tasso di POP dieci volte superiore a quello registrato presso le altre donne canadesi. Ricerche hanno inoltre evidenziato che tali inquinanti hanno generato modifiche negli organi di riproduzione degli orsi polari. Nell'ambito della sua politica di protezione contro l'inquinamento atmosferico, la Svizzera ha progressivamente vietato la produzione, l'utilizzazione e il commercio di tali prodotti. Al fine di limitare le emissioni di diossine, essa ha adottato misure tecniche per migliorare lo smaltimento dei rifiuti domestici e industriali. Inoltre, il nostro Paese ha emanato delle raccomandazioni per uno smaltimento adeguato di vecchi giunti di caucciù e di costruzioni metalliche contenenti PCB. Nel 1996, i Paesi europei, tra i quali anche la Svizzera, gli Stati Uniti e il Canada hanno firmato un primo accordo regionale per eliminare e ridurre i POP. Tale accordo è stato ratificato recentemente dal Parlamento. Periodo di transizione, finanziamento e nuovi prodotti tossici I negoziati che hanno preso avvio su scala planetaria sotto l'egida del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (PNUA) dovrebbero concludersi a Johannesburg. Il calendario prevede che la Convenzione mondiale sul divieto e/o la riduzione dei dodici POP venga firmata in primavera a Stoccolma. Un accordo deve essere raggiunto soprattutto nei tre settori seguenti: - Deroghe di transizione ed eccezioni: La Svizzera ritiene che tali eccezioni debbano essere ammesse soltanto in presenza di casi fondati e in funzione delle esigenze specifiche di ogni Paese. Per la Svizzera e la maggioranza dei Paesi industrializzati, che hanno già sostituito i POP con altre sostanze, la Convenzione non comporterà effetti negativi per l'economia. Lo sforzo interesserà soprattutto i Paesi in via di sviluppo, dove si utilizzano tuttora tali inquinanti (in particolare i PCB impiegati nei trasformatori, nei condensatori e nel materiale elettrico) o dove sono immagazzinati gran parte dei POP ancora da eliminare (pesticidi scaduti). Sono infatti tali Paesi a chiedere deroghe per adeguarsi al nuovo scenario ed eccezioni in favore di determinati prodotti. - Il finanziamento di misure nei Paesi in via di sviluppo l'estensione a livello mondiale dei provvedimenti già adottati dai Paesi industrializzati comporterà costi importanti per i Paesi in via di sviluppo: la sostituzione dei POP con altri prodotti, lo smaltimento in maniera adeguata delle scorte e la modernizzazione degli impianti industriali. La Svizzera ritiene che il sostegno finanziario debba essere accordato nel quadro del Fondo Mondiale per l'Ambiente. Tramite la Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione (DSC), il nostro Paese ha già stanziato all'incirca 30 milioni di franchi per progetti destinati alla gestione razionale dei prodotti tossici nei Paesi in via di sviluppo. La Svizzera sostiene per esempio con l'UNITAR (l'Istituto delle Nazioni Unite per la Formazione e la Ricerca) un progetto incentrato sul potenziamento delle capacità nazionali di gestione dei prodotti chimici. - La procedura per vietare nuovi prodotti tossici: su scala mondiale sono circa 100'000 le sostanze chimiche commercializzate. Soltanto nell'Unione europea ogni anno giungono sul mercato 100 sostanze nuove. La questione della procedura per vietare tali sostanze nel quadro della Convenzione è dunque di capitale importanza. La posizione difesa dalla Svizzera prevede che l'entrata in vigore dei nuovi divieti non sia assoggettata alla ratifica da parte di tutti i Paesi interessati. Inoltre, la Svizzera si impegnerà affinché siano evitate contraddizioni tra la nuova Convenzione e gli altri accordi internazionali che regolano l'impiego di prodotti chimici, in particolare nella Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti oltre frontiera di rifiuti pericolosi e sulla loro eliminazione. - La Svizzera si candida per accogliere la segreteria della nuova Convenzione: la nuova Convenzione completerà le disposizioni già esistenti a livello mondiale nel settore dei prodotti chimici: la Convenzione sul commercio internazionale dei prodotti chimici (Convenzione PIC) e, in particolare, la Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti oltre frontiera di rifiuti pericolosi e sulla loro eliminazione (Convenzione di Basilea). Le tre Convenzioni sono state elaborate sotto l'egida del PNUA per le questioni chimiche, la cui sede è presso la Casa internazionale dell'ambiente a Ginevra. Sempre a Ginevra hanno sede anche la segreteria della Convenzione di Basilea e la segreteria provvisoria della Convenzione PIC. La Svizzera ha avanzato la sua candidatura per ospitare la segreteria della nuova Convenzione, affinché possano essere riunite in tale città le più importanti istanze internazionali del settore dei prodotti chimici. "La sporca dozzina" I dodici inquinanti organici persistenti (POP) presi di mira dalle Nazioni Unite sono: - i pesticidi: aldrin, clordano, DDT, dieldrina, endrin, eptacloro, mirex e toxaphene. Essi non vengono più utilizzati, con l'eccezione del DDT, al quale si ricorre per lottare localmente contro la malaria. Rimangono tuttavia scorte importanti ancora da eliminare; - i prodotti industriali: PCB e esaclorobenzene. Benché non più prodotti, i PCB vengono tuttora utilizzati nei Paesi in via di sviluppo (materiale elettrico, trasformatori e condensatori). Secondo la Convenzione, dette installazioni devono essere sostituite e i PCB rimossi in maniera adeguata. Un centinaio di migliaia di tonnellate sono immagazzinate per essere eliminate definitivamente; - i sottoprodotti dei processi di combustione e industriali: diossine e furani. La Convenzione chiede che vengano attuate delle misure tecniche per ridurre al massimo le emissioni di diossine e di furani, generate in particolare dall'incenerimento dei rifiuti domestici e industriali. ots Originaltext: DATEC Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni Servizio stampa Internet: www.newsaktuell.ch Contatto: Georg Karlaganis, capo della Divisione Sostanze, suolo, biotecnologia, Ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio (UFAFP), tel. +41 79 415 99 62 (valido anche durante la Conferenza di Johannesburg). Andreas Weber, capo della sezione Sostanze pericolose per l'ambiente, Divisione Sostanze, suolo, biotecnologia, Ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio (UFAFP), tel. +41 31 322 68 59. Internet Sito del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente per le questioni chimiche: http://irptc.unep.ch/pops/default.html. Documentazione complementare sui POP nel latte materno: Magazine dell'UFAFP, UMWELT/ENVIRONNEMENT 4/2000 pp. 24-26, e, in italiano, Webzine AMBIENTE 4/2000, di prossima pubblicazione sul sito: www.buwal.ch.

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