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Media Service: Couchepin: "Non dobbiamo mettere sul banco degli accusati la Cina" (swissinfo)

Media Service: Couchepin: "Non dobbiamo mettere sul banco degli accusati la Cina" (swissinfo)
Pascal Couchepin.

    Bern (ots) -

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    Il presidente della Confederazione Pascal Couchepin ha terminato la sua visita ufficiale in Vietnam e venerdì assisterà alla cerimonia d'apertura dei giochi olimpici a Pechino. Secondo Couchepin la Cina non è disposta a farsi mettere sotto tutela dai paesi occidentali. Una Intervista esclusiva.

    swissinfo: Venerdì lei parteciperà alla cerimonia d'apertura dei giochi olimpici di Pechino. Quali sono i suoi sentimenti e le sue aspettative in vista di questo evento?

    P.Couchepin: Mi auguro innanzitutto che tutto vada per il meglio e che potremo assistere a una bella cerimonia. Spero anche che la Svizzera riesca a conquistare alcune medaglie. Non saremo fra i primi. Quest'anno gli svizzeri non hanno avuto molto successo in campo sportivo. Siamo riusciti ad organizzare gli europei di calcio. Federer ha giocato in modo eroico a Wimbledon in una battaglia straordinaria. Attendiamo i giochi olimpici e speriamo di ottenere alcuni risultati.

    swissinfo: Lei ha annunciato già in gennaio la sua partecipazione alla cerimonia d'apertura dei giochi olimpici. Perché?

    P.C.: Semplicemente per onestà. Ho scommesso sul fatto che la maggior parte dei capi di stato sarebbe stata presente il giorno della cerimonia, come è del resto il caso. Ho ritenuto più corretto annunciare con anticipo la mia partecipazione.

    swissinfo: L'attribuzione delle Olimpiadi alla Cina ha suscitato discussioni controverse a causa dei diritti umani e del Tibet. Per Pechino i giochi contribuiranno a migliorare i diritti umani e lo sviluppo economico. Assistiamo a un dialogo tra sordi?

    P.C.: Se i paesi occidentali ritengono che dialogare significhi mettere in difficoltà la Cina, credo che assisteremo rapidamente a un dialogo fra sordi. La Cina ha una consapevolezza vigorosa e giustificata della sua forza, della sua cultura e delle sue tradizioni. Non è disposta ad accettare una messa sotto tutela fosse anche solo simbolica e morale. Credo che la situazione dei diritti umani in Cina migliori e che molto resti ancora da fare. Ma non dobbiamo mettere sul banco degli accusati la Cina, perché questo non porta ad alcun risultato almeno per quelli che vogliamo proteggere. Può forse fare piacere alle opinioni pubbliche occidentali, ma non serve a proteggere chi è vittima di abusi.

    Intervista: www.swissinfo.ch

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